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Il 19 settembre 1943 si consumò a Boves il primo eccidio nazifascista in Italia. Una tragedia annunciata. Il parroco don Giuseppe Bernardi ed il suo vice don Mario Ghibaudo, rimasero al loro posto e condivisero con la loro gente quelle ore drammatiche, fino al dono della vita.
Cosa potevano dare quel giorno due preti in tonaca nera di fronte ai reparti attrezzati delle SS in mezzo al loro popolo indifeso e costretto alla fuga?
«Quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Mt 10,19-20): così Gesù ha istruito i suoi discepoli inviandoli in missione.
Quel giorno lo Spirito ha suggerito loro come parlare: portando il perdono di Dio. Sapevano bene di essere i primi ad avere bisogno di questo perdono: per questo nel loro ultimo giorno non hanno esitato a chiedere l’assoluzione. E poi sono passati per il paese e sono arrivati all’ora suprema come sacerdoti: benedicendo e assolvendo.
Il loro gesto di benedizione e di perdono non si è perso nel nulla. Boves non solo ha saputo ricostruire, ma ha intrapreso sentieri di pace: attraverso la Scuola di Pace, attraverso i gemellaggi per costruire ponti di amicizia e di solidarietà proprio là dove le vicende storiche avevano aperto fratture profonde. “Il sangue dei martiri non invoca vendetta, ma riconcilia” (Benedetto XVI).
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